A 19 anni dalla Strage di Capaci

L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa.
Altrimenti non è più coraggio, è incoscienza!

Chi va dicendo in giro
che odio il mio lavoro
non sa con quanto amore
mi dedico al tritolo,
è quasi indipendente
ancora poche ore
poi gli darò la voce
il detonatore.

Il mio Pinocchio fragile
parente artigianale
di ordigni costruiti
su scala industriale
di me non farà mai
un cavaliere del lavoro,
io sono d’un’altra razza,
son bombarolo.

Nello scendere le scale
ci metto più attenzione,
sarebbe imperdonabile
giustiziarmi sul portone
proprio nel giorno in cui
la decisione è mia
sulla condanna a morte
o l’amnistia.

Per strada tante facce
non hanno un bel colore,
qui chi non terrorizza
si ammala di terrore,
c’è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo,
io sono d’un altro avviso,
son bombarolo.

Intellettuali d’oggi
idioti di domani
ridatemi il cervello
che basta alle mie mani,
profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi farò da me
senza lezione.

Vi scoverò i nemici
per voi così distanti
e dopo averli uccisi
sarò fra i latitanti
ma finché li cerco io
i latitanti sono loro,
ho scelto un’altra scuola,
son bombarolo.

Potere troppe volte
delegato ad altre mani,
sganciato e restituitoci
dai tuoi aeroplani,
io vengo a restituirti
un po’ del tuo terrore
del tuo disordine
del tuo rumore.

Così pensava forte
un trentenne disperato
se non del tutto giusto
quasi niente sbagliato,
cercando il luogo idoneo
adatto al suo tritolo,
insomma il posto degno
d’un bombarolo.

C’è chi lo vide ridere
davanti al Parlamento
aspettando l’esplosione
che provasse il suo talento,
c’è chi lo vide piangere
un torrente di vocali
vedendo esplodere
un chiosco di giornali.

Ma ciò che lo ferì
profondamente nell’orgoglio
fu l’immagine di lei
che si sporgeva da ogni foglio
lontana dal ridicolo
in cui lo lasciò solo,
ma in prima pagina
col bombarolo.

(IL BOMBAROLO, Fabrizio De Andrè)

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A quattro anni dalla morte di Beniamino Andreatta

Sono passati 4 anni dalla morte di Beniamino Andreatta: era il 26 marzo 2007 e se ne andava un politico criticato e amato, certamente sempre competente nei suoi campi.

Nato nel 1928, laureatosi in giurisprudenza e specializzatosi in economia, lavorò in India e in Inghilterra, per poi divenire professore ordinario.

Dopo aver fondato l’Università calabrese di Rende, Andreatta fu votato dal 1976 al 1992 parlamentare della Democrazia Cristiana, e fu nominato ministro del Bilancio nel Cossiga I (stiamo nel 1979).

Dal 1980 al 1982 fu ministro del Tesoro nei governi Forlani e nei governi di Spadolini. Nel 1982 fu particolarmente noto alla cronaca politica per “la lite delle comari” con Rino Formica, allorché il Governo Spadolini II cadde in quanto Andreatta definì il PSI (partito di Formica) una forma di nazionalsocialismo.

Andreatta, da ministro del Tesoro, sciolse il Banco Ambrosiano e sancì la separazione di Banca d’Italia dal Ministero del Tesoro. Inoltre, si trovò suo malgrado coinvolto nello scandalo della P2.

Fu ministro del Bilancio nel Governo Amato I (1992) e ministro degli Esteri nel governo Ciampi.

Dal 1994 al 1996 fu il promotore della nascita dell’Ulivo, la coalizione di centrosinistra che aveva a capo Romano Prodi, suo allievo.

Fu ministro della difesa dal 1996 al 1998, proprio durante il conflitto in  Kosovo.

Durante una seduta parlamentare il 15 dicembre 1999, ebbe un grave malore e finì in coma a causa di un infarto e un’ischemia celebrale, rimanendo in coma per 7 anni e morendo proprio il 26 marzo 2007.

Beniamino Andreatta

De Pretis, l’unico grande capo della Sinistra Storica

Nell’anniversario del giuramento del primo governo De Pretis (25 marzo 1876), omaggiamo la figura di questo grandissimo statista.

Agostino DePretis nacque nel 1813 a Bressana Bottarone (allora Mezzana Corti), un paesino vicino Pavia; si avvicinò presto alla Giovine Italia di Mazzini, partecipando ai moti mazziniani di Milano (passava armi agli insorti) e fu eletto deputato a 35 anni.

Fino ad allora svolse una semplice attività di giornalista, aderendo al gruppo della Sinistra Storica.

A 46 anni fu nominato Governatore di Brescia. L’anno fu l’intermediario fra Cavour e Garibaldi nel Regno delle Due Sicilie, mentre nel 1862 cominciò la sua attività di governo come Ministro dei Lavori Pubblici con Urbano Rattazzi presidente.

Durante la guerra con l’Austria, il Presidente del Consiglio Bettino Ricasoli lo nomina ministro della Marina (siamo nel 1866 e Depretis aveva 53 anni), una decisione che, tuttavia, si rivelò ben presto infelice, vista l’inesperienza in campo militare.

Nel 1876 avvenne la svolta: Depretis fu incaricato dal Re di formare il primo governo di sinistra della storia.

Era il 25 marzo 1876 e oggi ricorrono i 135 anni da quell’evento.

Depretis si rese promotore di varie leggi rivoluzionarie, tra cui la Legge Coppino del 1877 che rese obbligatoria la scuola elementare.

A lungo in lotta con Cairoli per la presidenza del Consiglio, fu capo dell’esecutivo per 9 anni, in tre intervalli diversi di tempo, compiendo nove rimpasti e coprendo le cariche anche di Ministro degli Esteri, delle Finanze e degli Interni.

Morì nel luglio del 1887, a 74 anni, da capo del governo, a Stradella, vicino la sua città natale e posto della sua ultima residenza.

Agostino De Pretis

Oggi ricorre l’anniversario della “Follia umana”

Correva l’anno 1933.

23 marzo.

In Germania, dopo l’incendio del Palazzo del Reichstag (il Parlamento), per cui Hitler accusò i comunisti e li fece arrestare, il Partito Nazionalsocialista si presentò nell’aula parlamentare con una proposta chiamata DECRETO DEI PIENI POTERI.

Il Decreto consisteva in un semplice permesso: assicurava, di fatto, all’esecutivo di Adolf Hitler di legiferare senza bisogno dell’approvazione del Reichstag (Parlamento).

La legge non poteva passare a livello numerico (a livello giuridico invece sì, in quanto tale escamotagè fu previsto dalla Costituzione di Weimar del 1919): Hitler non aveva i numeri.

Ecco qua il colpo di genio: dell’incendio del Reichstag furono incolpati i comunisti, ed Hitler li fece arrestare immediatamente.

Ad alcuni deputati socialdemocratici, invece, fu impedito fisicamente di partecipare.

Alcuni deputati del Centro Cattolico, invece, furono minacciati di morte durante la seduta dalle Forze Paramilitari del Partito Nazista (le SA), fatte schierare da Hitler in aula e fuori dal Parlamento.

Solo un partito ebbe il coraggio di votare contro: erano i socialdemocratici, fatti sciogliere con decreto del Cancelliere Hitler due giorni dopo…

Da quel giorno il mondo cambiò.

Hitler prese comando del potere esecutivo e di quello legislativo, ed ebbe campo libero per dimostrare al mondo quanto era folle.

Adolf Hitler, cancelliere tedesco dal 1933 e Fuhrer dal 1934 al 1945

LO STRANO CASO DI LEONIDA MARIA TUCCI

Da oggi, partirà una nuova inchiesta: questo blog cercherà di far LUCE E GIUSTIZIA sul caso di LEONIDA MARIA TUCCI, un uomo che ha perso soldi, posto di lavoro e una dignità a causa del MOBBING svolto dal suo datore di lavoro, il SENATO DELLA REPUBBLICA.

Leonida assieme alla moglie Giulia

Cos’è il mobbing? Mobbing è un termine inglese, che racchiude tutte le forme e gli atteggiamenti molesti ed illeciti che un datore di lavoro usa per far abbandonare il posto di lavoro dal proprio lavoratore subordinato.
E’ INAMMISSIBILE che tutto ciò accade, ed è ancora più INDIGNANTE che tutto ciò avvenga al Senato.

Andremo fino in fondo, vi racconteremo il passato, faremo luce sui lati oscuri e cercheremo di regalare una speranza a Leonida.

Lo facciamo per sua moglie Giulia Ruggeri e per i suoi due bambini di 4 e 8 anni, che hanno diritto a ritrovare un papà che riacquisti la dignità per vivere.

Da oggi i Distillatori racconteranno questa vicenda, e racconteranno la vergogna che esiste in Italia, dove una tale storia non viene raccontata nè da giornali, nè da radio, nè da televisioni, ma solo da pochi appassionati nel web. VERGOGNA!

Scritto da MASSIMILIANO PISCOPO e ANGELO GIANFREDA

“CHE FAI? MI CACCI?” – LA FINE DEL PDL E I RICATTI DELLA LEGA

La scenata indecorosa che si è vista nei giorni scorsi al Congresso PDL non ha precedenti: il Presidente del Consiglio BERLUSCONI e il Presidente della Camera dei Deputati FINI, nonchè cofondatori del PDL, hanno litigat furiosamente davanti a centinaia di persone presenti.Berlusconi che cede davanti a un semplice discorso politico fatto da Gianfranco Fini? Evidentemente si.

Il Presidente del Consiglio, inoltre, sembra aver dichiarato al Corriere della Sera di aver avuto una collutazione personale terminata in rissa proprio Fini…”Cose da pazzi” direbbe Totò.

Silvio Berlusconi sembra fare gli scongiuri per non far cadere il suo "governo dell'amore"

Sono terminati il classico silenzio del centrodestra e l’attuazione del classico detto “i panni sporchi si lavano in casa” che tanto successo aveva portato alla coalizione: stavolta l’Italia ha assistito attonita, ed il mondo intero è rimasto basito di fronte alla caduta di un premier con una facciata finora infrangibile.

Dopo la rottura con Fini è arrivata la mazzata di Bossi, che afferma che col PDL, ormai, il rapporto è finito.

Berlusconi perde, in un sol colpo, l’ex AN e la LEGA, sconfitto dalla sua arroganza e dalla sua prepotenza.

Il titolo dell’articolo è “Che fai? Mi cacci?”, frase che Fini si è lasciato scappare, in riferimento al super potere incondizionato che Berlusconi ha voluto attrarre su di sè.

E’ di questa mattina la notizia che ITALO BOCCHINO, braccio destro di Fini e portavoce del PDL, ha rassegnato le sue dimissioni, stanco degli insulti di Berlusconi contro di lui.

Senza contare che il PDL è sceso in un anno dal 38% al 26,5%, ma lasciamo perdere, in questa Repubblica i numeri non contano.

La domanda ora è: questo è l’inizio della fine?

CALCIOPOLI 2: ECCO TUTTI I CLUB E GLI UOMINI COINVOLTI NELLE INTERCETTAZIONI

Questa Calciopoli è cominciata male per molte squadre, scoperte  da subito ad aver commesso (attraverso i propri uomini) atti intimidatori attraverso telefonate calde al “povero” Paolo Bergamo e a Pierlugi Pairetto, ex designatori arbitrali. Ieri avevamo pubblicato le intercettazioni tra BERGAMO E MASSIMO MORATTI (che parlava di arbitri e  invitava il designatore nella sua casa a Forte dei Marmi), tra BERGAMO E GIACINTO FACCHETTI (giusto per completare i coinvolgimenti interisti), tra BERGAMO E LEONARDO MEANI (che faceva pressioni sulle designazioni milaniste), tra BERGAMO E ADRIANO GALLIANI (una telefonata su cui stendiamo un velo pietoso) e tra BERGAMO E FOTI (presidente della Reggina).

Esistono anche intercettazioni abbastanza gravi con MASSIMO CELLINO, vulcanico presidente del

Luciano Spalletti, attuale allenatore dello Zenith San Pietroburgo

Cagliari, che contestava apertamente Pierluigi Collina, invitandolo ad andare ad arbitrare in Giappone. Ma coinvolti ci sono anche arbitri e guardalinee, e sembra che Inter e Milan sono le squadre più imbrigliate in questo giro, in quanto sembra che dirigenti interisti e milanisti abbiano contattato direttamente i direttori di gara, appunto, perchè dessero un'”aggiustatina” alle partite; tutto ciò è stato registrato nelle intercettazioni.

Esistono intercettazioni tra PAIRETTO, co-designatore con Bergamo, E RINO FOSCHI, ex direttore sportivo del Palermo. Esistono intercettazioni tra PAIRETTO, BERGAMO E RENATO CIPOLLINI, ex presidente del Bologna; esistono intercettazioni tra i designatori e (addirittura) l’allora mister dell’Udinese LUCIANO SPALLETTI!! Coinvolta anche la Roma col direttore sportivo PRADE’, che “indirizza” col vicepresidente federale Mazzini Atalanta-Roma verso lo 0-1.

Prima del derby di Milano del febbraio 2005 l’arbitro De Santis sia stato contattato telefonicamente per ben due volte, una per parte. Della conversazione interista ancora non si sa molto, della sponda milanista invece a dire qualcosa al direttore di gara è il solito Leonardo Meani, che incita con un perentorio “Mi raccomando”.

Dalle intercettazioni si fa chiaro il quadro: escludendo Tullio LANESE, presidente degli arbitri, chiaro filo-moggiano, possiamo indicare con certezza che Paolo Bergamo avesse una grande simpatia milanista, e precisamente fosse in estremo contatto con Adriano Galliani (sembra che a farne le spese sia stato anche il Lecce in occasione di un Lecce-Milan).
Gigi Pairetto, ultimamente votato come settimo miglior arbitro di ogni tempo, era molto vicino all’Inter e a Giacinto Facchetti, sia in Italia sia in Europa (sfruttando il ruolo di vicecommissario arbitrale europeo, “pilotava” a favore dell’Inter le urne).
E che dire. A quanto pare Moggi aveva proprio una bella compagnia.