LA PROFEZIA SUI PAPI DI SAN MALACHIA

La profezia sui Papi di San Malachia prende il nome da una profezia trascritta da Malachia O’Morgair, arcivescovo irlandese vissuto tra l’XI ed il XII secolo. Egli trascrisse la profezia (che tuttavia fu pubblicata solo 4 secoli dopo) dove attribuiva un motto per ogni Papa futuro.
Le sue profezie contengono motti più o meno semplici da tradurre, come quello che accompagnò Celestino II nel 1143 (Ex Castro Tiberis, ovvero “Da un castello sul Tevere”, e il Papa era effettivamente originario di Città di Castello, una città umbra sul Tevere).
Altre profezie a prima viste “ovvie” su papi storici sono:

– quella su Papa Lucio II, ucciso dal popolo (Inimicus Expulsus, ovvero “Nemico Cacciato”, e il nome del Papa era Gherardo CACCIANEMICI);

– quella su Papa Eugenio III (Ex Magnitudine Montis, ovvero “Dal Monte Magno”, e Papa Eugenio III era signore di Montemagno);

– quella su Papa Alessandro III (Ex Ansere Custode, ovvero “Dall’Oca Custode”, e la famiglia Bandinelli, ovvero quella del suddetto papa, aveva uno stemma familiare dov’era raffigurata un’oca);

– quella su Papa Celestino V (Ex eremo Celsus, ovvero “Elevato da un eremo”, e il Papa, prima del Conclave risolto a suo favore, svolgeva la vita da eremita);

– quella su Papa Giovanni Paolo I (De medietate Luna, ovvero “Il periodo medio di una luna”, un mese, cioè quanto effettivamente durò il pontificato del papa).

La profezia si conclude con Petrus Romanus e con questa frase: “In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis”. La traduzione è:

Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dei sette colli crollerà ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Amen.”

Il periodo di pontificato di Petrus Romanus si propone dopo il papa “Gloria Olivae”, ovvero il Papa olivetano, come olivetani erano i benedettini (e quindi dopo il papa Benedetto).

Nella profezia, secondo Schmeig Maria Olaf, sarebbe andato perduto il motto “Caput Nigrum”, da cui discendono due scuole di pensiero. La prima è prettamente religiosa: Petrus Romanus, infatti, sarebbe il prossimo Cardinal Camerlengo, e sarebbe un cardinale di carnagione negra.

La seconda, invece, proposta già nel 2001, incrocia la strada politica: il Caput Nigrum sarebbe un capo politico, un leader, appunto, di carnagione negra. Ed inoltre, si è notato come l’attuale Cardinal Camerlengo sia il Card. Tarcisio Pietro Evasio Bertone, nato a Romano Canavese (!!!).

Infine, l’ultima clamorosa coincidenza sta nel fatto che molte dinastie sono iniziate e terminate con due sovrani dallo stesso nome. Alcuni esempi sono Romolo Augustolo, ultimo imperatore romano, che aveva lo stesso nome del fondatore di Roma, Romolo, e Carlo Magno, fondatore del Sacro Romano Impero, omonimo di Carlo d’Asburgo, ultimo imperatore.

Sarà lo stesso per Pietro e Petrus Romanus?

LO STRANO CASO DI LEONIDA MARIA TUCCI

Da oggi, partirà una nuova inchiesta: questo blog cercherà di far LUCE E GIUSTIZIA sul caso di LEONIDA MARIA TUCCI, un uomo che ha perso soldi, posto di lavoro e una dignità a causa del MOBBING svolto dal suo datore di lavoro, il SENATO DELLA REPUBBLICA.

Leonida assieme alla moglie Giulia

Cos’è il mobbing? Mobbing è un termine inglese, che racchiude tutte le forme e gli atteggiamenti molesti ed illeciti che un datore di lavoro usa per far abbandonare il posto di lavoro dal proprio lavoratore subordinato.
E’ INAMMISSIBILE che tutto ciò accade, ed è ancora più INDIGNANTE che tutto ciò avvenga al Senato.

Andremo fino in fondo, vi racconteremo il passato, faremo luce sui lati oscuri e cercheremo di regalare una speranza a Leonida.

Lo facciamo per sua moglie Giulia Ruggeri e per i suoi due bambini di 4 e 8 anni, che hanno diritto a ritrovare un papà che riacquisti la dignità per vivere.

Da oggi i Distillatori racconteranno questa vicenda, e racconteranno la vergogna che esiste in Italia, dove una tale storia non viene raccontata nè da giornali, nè da radio, nè da televisioni, ma solo da pochi appassionati nel web. VERGOGNA!

Scritto da MASSIMILIANO PISCOPO e ANGELO GIANFREDA

LA VOCE 2012 SU “DISTILLA..PEDIA” – CHICHE’N ITZA’ E I MAYA

Chichén Itzá è un importante complesso archeologico maya situato nel Messico, nel nord della penisola dello Yucatan. Le rovine, si estendono su un’area di 3 km², importante centro della regione intorno al periodo epiclassico maya, fra il VIe l’XI secolo. Il sito comprende molti edifici; fra cui la piramide di Kukulkan (El Castillo), l’osservatorio astronomico (il Caracol) e il Tempio dei guerrieri.

Patrono di tutti i sacerdoti, simbolo della morte e della resurrezione è il Serpente Piumato, che rappresentava per le culture del Centro-America il principio cosmico del duale: la terra del serpente ed il cielo dell’uccello. Egli simboleggiava insieme eroe civilizzatore primordiale ed entità mitica. La sua origine è rintracciabile fra i Toltechi, ma esso entrò ben presto anche nel culto azteco, diventando il punto di riferimento dell’evoluzione morale e spirituale della religione della nazione Mexica.

Quetzalcoatl significa letteralmente uccello o serpente con piume di quetzal (splendido uccello rimandante a qualcosa di prezioso e divino). I vari significati riferiti al suo nome nelle altre lingue mesoamericane sono abbastanza similari. I Maya lo chiamavano Kukulkán. I Quiché Gukumatz. Tra le civiltà che praticavano il suo culto ricordiamo anche Olmechi, Miztechi, Toltechi e Aztechi.

Il personaggio che si cela dietro la figura mitologica, potrebbe essere secondo alcuni un personaggio storico, per la precisione il re-sacerdote Topiltzin Ce Acatl, che si suppone sia vissuto a Tollan, dove governò sopra i toltechi tra il 977 ed il 999.

Egli avrebbe istruito gli indigeni all’uso dei metalli, nell’agricoltura e nell’arte delle istituzioni sociali.

Fu conosciuto come inventore dei libri, del calendario e soprattutto come colui che donò il mais al genere umano. La sua fu l’età dell’oro del Messico: si raccontava che la terra generasse fiori e frutti senza richiedere la fatica del lavoro, che le pannocchie di granturco fossero così grandi che un uomo bastava appena per portarne una e che il cotone assumesse da solo, crescendo, i colori che i tintori avrebbero voluto dargli: non ci sarebbe, a questo punto, da  meravigliarsi che Quetzalcoatl fosse poi ricordato nell’ambito del divino e che le leggende fiorissero velocemente attorno alla sua persona. Egli è stato anche venerato, lo vedremo in seguito, come il dio della stella del mattino, mentre suo fratello gemello, Xolotl, era la stella della sera (Venere). Come stella del mattino era conosciuto come Tlahuizcalpantecuhtli, il signore della stella e dell’alba.  

In gran parte dei culti del Centro America veniva contemplato il ciclo dei mondi. L’epoca attuale veniva considerata il quinto mondo, mentre i quattro precedenti erano terminati e distrutti.

Il quinto mondo, secondo il calendario Maya, dovrebbe terminare il 22 dicembre del 2012.

Si racconta che Quetzalcoatl fosse andato a Mictlan, il mondo sotterraneo, ed avesse creato il quinto mondo-genere umano dalle ossa delle razze che lo avevano preceduto, usando il suo stesso sangue per infondere alle ossa nuova vita.

 Al mito si attribuiva, infine, una nascita mistica, ovvero il figlio del grande guerriero Mixcoatl e di una donna Colhuacana di nome Chimalman, che l’avrebbe concepito pur restando vergine. Gli spagnoli, sentendo questa leggenda, non poterono non pensare ad una mimesi o parodia della verginità di Maria e conclusero che il diavolo doveva essersi travestito da arcangelo Gabriele per operare un trucco.

 Torniamo a Quetzalcoat: la sua riforma del culto religioso tradizionale, compresa l’abolizione dei sacrifici umani, che andavano sostituiti con offerte di fiori, incenso, farfalle e pane di mais, suscitò presto il rancore degli altri sacerdoti; se ne può trovare un’evidente traccia in una leggenda: Quetzalcoatl veniva anche chiamato il bianco per distinguerlo ed opporlo al nero Tezcatlipoca. Insieme, hanno creato il mondo e, durante la creazione, Tezcatlipoca perse un piede. La mistica vita di sacerdote di Quetzalcoatl, basata sul digiuno e sull’astinenza, finì quando un giorno fu spinto ad ubriacarsi dai servitori di Tezcatlipocal. In quell’occasione diede selvaggio sfogo alla sua passione per la bella Quetzalpétatl. Per essere caduto in peccato, avrebbe abbandonato in lacrime la città di Tollan, seguito fedelmente dalla sua gente. Giunto infine sul Golfo del Messico, Quetzalcoatl nel 999 d.C., così come era  venuto  dal  mare  con  alcuni  compagni,  in  una zattera  che  si  muoveva  da  sola, si congedò dal suo popolo promettendo però che sia lui sia i suoi discendenti sarebbero un giorno tornati da Est, a riconquistare il potere e a portare una nuova età dell’oro. A quel punto sarebbe salito a bordo di una nave magica fatta di pelli di serpenti e partito per la terra favolosa di Tlapollan, la terra del rosso e del nero.
 Secondo un’altra variante, Quetzalcoatl si gettò in un rogo, trasformandosi  nell’astro del mattino  Tlahuizcalpautecuhtli.

 E’ tuttavia la prima variante, con l’insita speranza in un ritorno dell’epoca d’oro, quella che restò maggiormente viva fra il popolo. Questa circostanza favorì Hernan Cortés nella sua conquista dell’antico Messico.

Si diceva infatti che Quetzalcoatl fosse molto alto di statura, di pelle chiara, con lunghi capelli neri ed una barba fluente; caratteristiche in gran parte corrispondenti a quelle di Cortés e dei suoi conquistadores (giunti da Est, tra l’altro).  

Non si riesce ancora a spiegare come un esercito di circa 5000 uomini abbia vinto un popolo di milioni di persone. Le risposte possono essere:

– in primo luogo è contato l’armamento di molto superiore;

– è contato molto il propagarsi di malattie infettive portate dagli Europei, che hanno fatto strage degli indigeni;

– è pesato poi anche l’elemento religioso cioè la presenza di antiche leggende Azteche che annunziavano la fatale venuta degli uomini bianchi, scambiati per dei (infatti il re azteco Montezuma II, alla notizia dello sbarco degli Spagnoli un venerdì santo dell’anno 1519 fu effettivamente incerto se si trattasse oppure no del promesso ritorno del dio Quetzalcoatl, ed anche per questo fu portato a tentennare nell’opposizione al conquistatore Hernan Cortés).

Molto è stato cancellato dall’intolleranza religiosa degli invasori che distrussero gli altari e bruciarono i testi glifici che raccontavano le imprese degli dei e degli eroi, perché “opera del demonio”, ma il Tempo, il più grande degli dei Maya, restituisce ogni giorno di più le testimonianze della memoria e resuscita le meraviglie di una grande civiltà perduta.

L’astronomia è considerata la scienza più antica ( ha almeno 6000 anni ), visto che già i primi uomini si trovavano ad osservare il cielo ad occhio nudo e si chiedevano come fossero nati l’Universo e loro stessi.
Ed il popolo antico che forse più di tutti è legato all’astronomia e all’astrologia è quello Maya.
La civiltà Maya nacque nel 1500 a.C. e si sviluppò su un territorio che comprendeva la penisola messicana dello Yucatán, il Guatemala e alcune regioni degli attuali Honduras e Belize.
Discendono probabilmente da una popolazione molto progredita, gli Olmechi, dalla quale hanno raccolto una forte eredità culturale.
Fra il 400 e il 900 d.C. la civiltà Maya raggiunge il periodo di massimo splendore.
I Maya, senza l’ausilio di telescopi, riuscirono a determinare la durata del mese lunare con un errore di 34 secondi rispetto a quella che oggi sappiamo essere la sua effettiva lunghezza ( 29 giorni 12 ore 44 minuti e 2,9 secondi ); secondo il calendario  Maya, poi,  la  durata  dell’anno  era  di  365,2420  giorni, mentre  il  valore  esatto  è  di  365,2422  giorni ( un errore di soli 0,0002 giorni ). Sapevano prevedere  le  eclissi  e  conoscevano  lo  zero. Non  solo…avevano  misurato  perfino  il  periodo  di  rivoluzione del  pianeta  Venere  (senza errori).

La piramide a gradini, era stata progettata in modo che nel giorno degli equinozi di primavera e d’autunno (e solo in quei giorni) dei  raggi di luce formavano l’illusione che un serpente gigantesco ondeggiasse sulla scalinata  Nord per 3 ore e 22 minuti esatti. La Piramide, che gli Spagnoli chiamarono il “Castello”, era in realtà un tempio dedicato al Dio Kukulcan. Le scalinate delle 4 facce contano 91 gradini l’una, per un totale di 364 gradini, qui va aggiunta la piattaforma superiore: in complesso si raggiunge così il n° di 365, che corrisponde ai giorni dell’anno. Se in ognuno dei lati delle scale ci sono 26 risalti: e 26 + 26 = 52, che appunto il numero degli anni del “secolo” Maya. Infine i 9 + 9 gradini ai fianchi delle scale danno un totale di 18: e l’anno Maya era costituito da 18 mesi di 20 giorni l’uno e da un periodo di cinque giorni, considerati dei fasti (negativi). I Maya, erano convinti di vivere nella quinta era del sole: prima della creazione dell’umanità moderna erano esistite quattro razze e quattro ere precedenti (dell’Acqua, Aria, Fuoco e Terra), distrutte da spaventosi cataclismi che avevano lasciato in vita pochi superstiti in grado di narrare la storia.

Nei  pressi  di  Cholula,  invece,  sorge  imponente  come  nessun altro  edificio,  Tlahchiualtepetl,  la  montagna  fatta  dall’uomo.  Questa  gigantesca  piramide  a  gradini  misura  500  metri  per  lato e  64  metri  d’altezza,  tre  volte  più  grande della  piramide  di Cheope. Non è strano che con tutta quella genialità non conoscessero la ruota? O  che non usarono mai tutta quell’abilità matematica nemmeno per pesare un sacco di patate? Recentemente una piramide maya semisommersa dalla lava eruttata da un  vulcano vicino è stata oggetto di indagine; si è scoperto che l’ultima eruzione di quel vulcano risale a 8500 anni fa. La città maya di Teotihualcàn era una riproduzione esatta del sistema solare. Vi era una grande piramide che rappresentava il Sole (detta appunto Piramide del Sole) e un viale (il Viale dei Morti) in cui vi erano alcuni contrassegni: le distanze reciproche tra di essi corrispondevano alle distanze dei pianeti del sistema solare. C’erano tutti. Da Mercurio a  Plutone, compresa la fascia degli asteroidi. Ma Plutone non è certo visibile ad occhio nudo…occorre un telescopio.

Ovviamente gli storici dicono che è semplicemente un caso e che i contrassegni sono casuali.

Inoltre, per finire, la piramide del Sole aveva una particolarità. Il rapporto tra il lato di base e l’altezza era pari al numero irrazionale pi-greco proprio come per la Grande Piramide di Giza, in Egitto. Non conoscevano la ruota, ma conoscevano il pi-greco che serve per calcolare la circonferenza.

I Maya avevano anche predetto l’eclisse del 19 agosto 1999 ben 500 anni prima con soli 33 secondi di errore, e (sembra) predissero anche che dall’agosto del 2000 ai giorni nostri saremmo stati testimoni di un violento terremoto, accaduto in Iran, l’uccisione di un dittatore (Saddam Hussein), una grande inondazione, lo tsunami indonesiano nel 2004, l’attacco al sistema di tipo terroristico, le Torri Gemelle nel 2001.

I maya hanno anche sviluppato 3 calendari molto precisi:
1) Tzolkin, il “calendario sacro”: aveva un valore cerimoniale ed era costituito da 260 giorni, cioè 13 mesi di 20 giorni ciascuno. Tra l’altro, la durata di 260 giorni corrisponde al ciclo di gestazione della donna e anche al numero di giorni in cui il pianeta Venere sorge al mattino nel corso di un anno. Inoltre, è in esso che sono previste le eclissi;
2) Haab ( “anno vago” ): costituito da 365 giorni, 18 mesi di 20 giorni a cui si deve aggiungere un mese di 5 giorni, considerato infausto. Era un calendario civile legato al ciclo delle stagioni. I Maya raffiguravano questi 2 calendari mediante 2 ruote dentate: la più piccola girava intorno alla più grande fino al momento in cui il primo giorno del calendario sacro corrispondeva al primo giorno dell’anno vago. Questo momento si ripeteva ogni 52 anni. Un ciclo di 52 anni costituiva l’età media dei Maya di quel periodo.
3) Lungo Computo: è costituito da un numero lineare di giorni, che si estendono dal 13 agosto 3113 a.C., data che indica l’inizio della civiltà Maya e finisce un giorno preciso: il 21 dicembre 2012.
Secondo le previsioni dei Maya, il 21 dicembre 2012 il Sole si dovrebbe allineare con il centro della nostra galassia, la Via Lattea, dove è presente un gigantesco buco nero (Sagittarius A, di massa pari a circa 3-4 milioni di volte quella del Sole ), che i Maya identificavano con una divinità: Hunab Ku, il supremo Dio creatore.

Gli equinozi sono i due momenti dell’anno in cui il giorno e la notte hanno uguale durata su tutto il pianeta. La Terra gira intorno al Sole e nel frattempo ruota intorno a se stessa. In questo movimento di rotazione l’asse terrestre subisce una precessione. In fisica la precessione è il cambiamento della direzione dell’asse di rotazione dell’oggetto.
La precessione degli equinozi è dovuta alla concomitanza di due fattori: la forma non perfettamente sferica del nostro pianeta e l’azione delle forze gravitazionali della Luna e del Sole. La conseguenza della variazione dell’asse di rotazione terrestre è il cambiamento dei punti di riferimento sulla sfera celeste.
Per effetto della precessione, l’equinozio viene raggiunto ogni anno con qualche frazione di tempo di anticipo.
Nel frattempo, molto lentamente il Sole si sposta attraverso tutte le 12 costellazioni dello zodiaco; impiega circa 2160 anni per attraversare ogni singola costellazione. Per compiere l’intero ciclo precessionale di 360 gradi sono necessari 25.800 anni circa.
Ora il Sole sorge all’alba dell’equinozio di primavera verso la costellazione dei Pesci: la prossima costellazione sarà l’Acquario.
Il 21 Dicembre del 2012 la Terra, assieme al Sole ed il sistema solare, avrà compiuto l’ultima delle cinque Ere. Stranamente in questa data, secondo gli astronomi, l’asse terrestre avrà percorso un giro completo attorno al proprio centro di rotazione secondo la ben nota precessione degli equinozi.
Il Lungo Computo ci dice che l’età dell’Oro terminerà al volgere del baktun 12, il solstizio d’inverno, quando il Sole sarà allineato con il centro della Via Lattea, un evento raro che si verifica ogni cinque ere del mondo.
 I Maya già conoscevano il fenomeno della precessione e lo identificavano con l’anno galattico, definendolo come periodo complessivo di durata di una civiltà. Questo periodo viene diviso in 5 ere della durata ognuna di 5125 anni. Moltiplicando questo numero per le 5 ere abbiamo quindi la precessione degli equinozi: 25560 anni. Quattro delle cinque ere sono già passate; l’ultima (quella dell’oro) sta per terminare. Il 21 Dicembre del 2012 il Sole sarà anche allineato con il centro della nostra galassia e si troverà in quella che i Maya definivano con l’entrata nell’aldilà.

La precessione degli equinozi è quindi l’unico sistema che scandisce il tempo al di fuori delle convenzioni umane.
Il 21 dicembre 2012 avverrà qualcosa di straordinario: la coda del serpente proiettata dalla sommità della piramide punterà precisamente verso il gruppo stellare delle Pleiadi e il buco nero al centro della galassia, Hunab Ku, la Farfalla Cosmica, coinciderà con il solstizio invernale. Questo vuol dire che quel giorno il Sole si troverà perfettamente allineato con Hunab Ku.
Un giorno che è stato pronosticato più di 1500 anni fa, come più di 1500 anni fa è stato previsto l’allineamento della Terra, del Sole, del gruppo stellare delle Pleiadi e del centro della nostra galassia.

il Popol Vuh narra che la linea nera della Via Lattea rappresenta l’entrata dell’aldilà.

Il Popol Vuh narra anche di quando i Signori del Mondo Sotterraneo hanno sfidato il padre dei Gemelli Divini al gioco della pelota; di come egli abbia accettato la sfida, entrando negli inferi. Di come i demoni abbiano barato e lo abbiano decapitato. Narra le gesta di Hunaphu e Xbalanque, i Gemelli Divini, che hanno sfidato i demoni, vincendo e consentendo al padre di resuscitare.

Fine Puntata 1

Scritto da MASSIMILIANO PISCOPO

La piramide Maya

IL MISTERO DEL GENOA CALCIO

Gianluca Signorini, ex giocatore del Pisa e del Parma, oltre che bandiera del Genoa.

Il mistero del Genoa Calcio scoppiò lo scorso anno, precisamente il 20 aprile 2009, dopo la morte dell’ex calciatore FRANCO ROTELLA.Il mistero, su cui sta indagando anche il pm torinese Raffaele Guariniello, si sostanzia essenzialmente nel

Franco Rotella, con la maglia del Genoa. Ha giocato in Serie A anche con l'Atalanta.

ciclo di morti sospette legate al calcio genoano degli anni ’80-’90: sono morti GIANLUCA SIGNORINI per SLA, FABRIZIO GORIN per una leucemia fulminante, FRANCO ROTELLA per un tumore fulminante, ANDREA FORTUNATO per una leucemia, oltre che l’allenatore FRANCO SCOGLIO, deceduto durante un’intervista televisiva.

La squadra del Genoa Calcio, nel periodo degli anni ’80-’90, potrebbe essere stata coinvolta in un abuso di sostanze tossiche e farmaci particolari.

Il primo a morire è stato, nel 1995, Andrea Fortunato, terzino della Juventus ma cresciuto al Genoa, stroncato il 25 aprile 1995 da una leucemia linfoide acuta, dopo il suo debutto in Nazionale nel 1994 in Italia-Estonia.

Il grande Andrea Fortunato, terzino sinistro della Juve fino a che, il 20 maggio 1994, non scoprì la maledetta malattia.

Nel 2002, a Settembre, se ne va Fabrizio Gorin, a 48 anni, ex giocatore di L.R. Vicenza o del Torino, che trascorse al Genoa il periodo compreso tra il 1978 e il 1982; ritorna a Genova come allenatore nel 2001, a fianco del suo ex compagno Claudio Onofri, ma anche lui è stato portato via da una leucemia fulminante contratta a luglio.

Un pò più lunga e sofferta è stata l’agonia di GIANLUCA SIGNORINI, morto nel novembre 2002; se l’è

Fabrizio Gorin, già giocatore del Genoa, del Torino e del Vicenza

portato via la Sla, la maledetta Sclerosi Laterale Amiotrofica, scoperta nel 1999. Ha giocato nel Genoa nel periodo compreso tra il 1988 ed il 1995. 

L’ultimo, in ordine di tempo, è stato FRANCO ROTELLA, morto nell’aprile 2009: ha militato nel Genoa tra l’83 e l’85 e tra l’86 e il 1990, ed è deceduto a causa di un melanoma che si credeva sconfitto.

Riassumendo, Rotella e Gorin furono compagni (anche se per pochi mesi) nel 1983, lo stesso Rotella giocò con Signorini, e Signorini giocò con Fortunato.

Il destino è beffardo, e ha voluto portarsi via, in circostanze singolari, anche il mister “anima” di quel team, dove ha allenato Rotella, Fortunato e Signorini (Gorin l’ha avuto come secondo allenatore): stiamo parlando di FRANCO SCOGLIO, deceduto nel 2005 durante una trasmissione televisiva. 

Tali coincidenze si riscontrano anche nella storia di altre squadre (che pubblicheremo), come Roma, Fiorentina e Como. Ma intanto la domanda è lecita: COINCIDENZA, MALEDIZIONE o MISTERO?

Franco Scoglio, uno degli italiani più famosi nel mondo.

EDDIE COCHRAN: CINQUANT’ANNI FA IL MISTERO DELLA SUA MORTE

Era il 17 aprile 1960: in quel giorno avvenne la tragedia che scosse il mondo della musica.

Eddie Cochran era un giovane chitarrista e cantante americano, di grande influenza pop, e fondatore del rockabilly, quello stile di Rock & Roll che prevedeva il taglio di capelli “pomp” (che dopo pochi anni fu portato alla ribalta da Elvis Presley o, in Italia, da Little Tony e Bobby Solo), il giubbotto col colletto alzato, jeans LEWIS e scarpe Brothel Creeper.

Arrivano grandi successi quali TWENTY FLIGHT ROCK e SUMMERTIME BLUES, che nel 1958, a vent’anni, lo fanno sorgere come grandissimo idolo giovanile.

Secondo la leggenda, il tour inglese del 1960 era preso con preoccupazione da Eddie Cochran, che in sogno aveva visto la propria morte proprio in Europa. Il volo di ritorno era previsto il 16 aprile 1960 e l’autista dell’auto che trasportava Eddie Cochran all’aeroporto era GEORGE MARTIN, successivamente manager dei Beatles.

Dopo aver sbagliato via, Martin, nel tentativo di frenare bruscamente, fa impattare l’auto contro un lampione con basamento in cemento e Cochran viene sbalzato sulla strada, dove subisce danni celebrali. Muore alle ore 4:07 del 17 aprile 1960 a 22 anni, famoso in tutto il mondo.

Per gli amanti del genere, ecco TWENTY FLIGHT ROCK.

 

IQBAL MASIH: EROE DELLA LIBERTA’

Il 16 aprile 1995 Iqbal Masih veniva assassinato mentre in bicicletta si recava in chiesa, nel suo paese natale Muridke, vicino Lahore, in Pakistan.

Finiva la vita di un operaio, sindacalista e attività pakistano, di appena dodici anni, che rappresentava allora come oggi la lotta al lavoro minorile.

Nato nel 1983, lavorò sin dal 1987 in schiavitù nell’industria dei tappeti per quattordici ore al giorno incatenato ad un telaio, percependo una paga equivalente a 3 centesimi di euro attuali. Dopo un anno, riuscendo a fuggire dalla fabbrica, trovò rifugio nella polizia locale, che, a sua volta, lo vendette al padrone della fabbrica, restituendolo al lavoro nero.

Le punizioni “lavorative” furono massacranti per il piccolo Iqbal: fu rinchiuso più volte in un pozzo e tolto quasi sempre al limite della cianosi.

Nel 1992 riuscì a scappare e a rifugiarsi, stavolta, nel sindacato del BLLF, che aiutava i bambini a liberarsi dal lavoro in schiavitù. Raccontando la sua storia, Iqbal divenne quasi subito un eroe e il simbolo della lotta.

Dal 1993 al 1995 Iqbal tenne conferenze in ogni parte del mondo, destinando soldi ricevuti dalla Reebok e da alcuni college americani alla liberazione di molti bambini schiavi in Pakistan, facendo chiudere molte decine di fabbriche di tappeti che sfruttavano il lavoro infantile.

Dopo il suo assassinio, a 12 anni, furono girati dei film e scritti dei libri in sua memoria: molto famoso fu il film di Cinzia Th Torrini, IQBAL, interpretato dal giovane attore Rajindra Jayasinghe.

IQBAL MASIH

IL RIVOLTOSO SCONOSCIUTO DI PIAZZA TIANANMEN

Il 15 aprile 1989 cominciarono le proteste cinesi in Piazza Tiananmen: l’episodio scatenante il tutto fu la morte per arresto cardiaco di HU YAOBANG, il segretario del PCC. Dapprima le proteste nacquero in modo pacate, per accentuarsi pian piano.Sono passati 21 anni da quel giorno, ma la figura che più di tutte ha trascinato quel pezzo di storia oscura fu il RIVOLTOSO SCONOSCIUTO, il ragazzo che, il 5 giugno 1989, affrontò con le buste della spesa in mano quattro carri armati cinesi. 

La foto più famosa di questo atto di coraggio fu scattata dalla fotografa Jeff Widener, ad un chilometro di distanza.
Dopo che i carri armati dell’esercito cinese cominciarono a reprimere sanguinosamente la protesta, vicino Piazza Tiananmen, il ragazzo si mise in mezzo alla strada attuando resistenza passiva, bloccando i carri armati; dapprima, ci fu il tentativo di girargli intorno, poi ci fu il tentativo di passargli sopra.
Quando WANG WEILIN, 19enne (identità ancora incerta, però) riuscì a bloccare il carro armato, salì sulla torretta e cominciò a “rimproverare” il conducente. 

L’identità del ragazzo, come già detto, è avvolta nel mistero. Secondo gli Stati Uniti, l’uomo sarebbe stato giustiziato dopo pochi giorni, mentre secondo un’altra versione l’uomo sarebbe stato ucciso dopo alcuni mesi.
Un testimone oculare di quel 5 giugno affermò che egli fu arrestato sul posto.
Secondo un comunicato dell’agenzia di stampa ASIANEWS, il ragazzo si sarebbe chiamato Wang Lianxi e sarebbe stato arrestato, e rilasciato nel 2007. Dopo il suo rilascio, Wang sarebbe, infine, stato internato in un ospedale psichiatrico. 

Il rivoltoso sconosciuto è il simbolo vero della libertà del XX secolo, troppo spesso soffocata dai poteri forti e troppo spesso sanguinaria. Wang è un martire, e tale rimarrà per la storia.

LA FOTO DEL RIVOLTOSO SCONOSCIUTO, SCATTATA DA JEFF WIDENER

 

Angelo Gianfreda