A 19 anni dalla Strage di Capaci

L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa.
Altrimenti non è più coraggio, è incoscienza!

Chi va dicendo in giro
che odio il mio lavoro
non sa con quanto amore
mi dedico al tritolo,
è quasi indipendente
ancora poche ore
poi gli darò la voce
il detonatore.

Il mio Pinocchio fragile
parente artigianale
di ordigni costruiti
su scala industriale
di me non farà mai
un cavaliere del lavoro,
io sono d’un’altra razza,
son bombarolo.

Nello scendere le scale
ci metto più attenzione,
sarebbe imperdonabile
giustiziarmi sul portone
proprio nel giorno in cui
la decisione è mia
sulla condanna a morte
o l’amnistia.

Per strada tante facce
non hanno un bel colore,
qui chi non terrorizza
si ammala di terrore,
c’è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo,
io sono d’un altro avviso,
son bombarolo.

Intellettuali d’oggi
idioti di domani
ridatemi il cervello
che basta alle mie mani,
profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi farò da me
senza lezione.

Vi scoverò i nemici
per voi così distanti
e dopo averli uccisi
sarò fra i latitanti
ma finché li cerco io
i latitanti sono loro,
ho scelto un’altra scuola,
son bombarolo.

Potere troppe volte
delegato ad altre mani,
sganciato e restituitoci
dai tuoi aeroplani,
io vengo a restituirti
un po’ del tuo terrore
del tuo disordine
del tuo rumore.

Così pensava forte
un trentenne disperato
se non del tutto giusto
quasi niente sbagliato,
cercando il luogo idoneo
adatto al suo tritolo,
insomma il posto degno
d’un bombarolo.

C’è chi lo vide ridere
davanti al Parlamento
aspettando l’esplosione
che provasse il suo talento,
c’è chi lo vide piangere
un torrente di vocali
vedendo esplodere
un chiosco di giornali.

Ma ciò che lo ferì
profondamente nell’orgoglio
fu l’immagine di lei
che si sporgeva da ogni foglio
lontana dal ridicolo
in cui lo lasciò solo,
ma in prima pagina
col bombarolo.

(IL BOMBAROLO, Fabrizio De Andrè)

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22 Maggio: giorno storico per il calcio italiano

22 maggio 1996 – 22 maggio 2010.

L’orario? Sempre quello: le 23, 30 circa. Quindici anni fa c’era Vialli, l’anno scorso Javier Zanetti. Quindici anni fa si giocava Juventus – Ajax, lo scorso anno l’Inter affrontava il Bayern Monaco. Il finale? Lo stesso: il trofeo della Champions League arrivava in Italia quelle notti del 22 maggio.

Partiamo da lontano. 22 maggio 1996, Olimpico di Roma.

La Juventus di Marcello Lippi tornava in Champions League dopo un’assenza durata ben nove anni (dal 1986/87). La squadra campione d’Italia l’anno prima costruita dalla triade Moggi – Giraudo – Bettega e plasmata per bene da mister Lippi era composta da due portieroni italiani quali Peruzzi e Rampulla, un apparato difensivo roccioso e intelligente composto da Torricelli, Vierchowod, Pessotto, Ferrara, Carrera, Porrini e il giovanissimo Baccin, un reparto mediano composto da gente tipo Paulo Sousa, Conte, Deschamps, Marocchi, Di Livio, Tacchinardi, Fusi, Jugovic, Lombardo e un giovane Sorin e le punte Ravanelli, Vialli, Del Piero, Rocchi e Padovano.

A parte Baccin e Rampulla, tutti gli altri 18 gli italiani hanno delle presenze in nazionale.

La squadra supera agevolmente il girone (gruppo C), vincendo 3-1 a Dortmund contro il Borussia (grazie ad un entusiasmante Alex Del Piero, 21 anni, che prima confeziona un assist perfetto per Padovano, poi sigla il 2-1 con una rete di pregevole fattura e poi imbecca Conte per il 3-1), 3-0 contro la Steaua Bucarest (ancora Del Piero in cattedra, che propone l’ assist a Di Livio per la prima rete e quindi sigla il 2-0 con una rete a giro sul secondo palo; la terza rete è di Ravanelli), 4-1 contro il Rangers Glasgow (doppietta di Ravanelli e reti di Conte e Del Piero, autore ancora una volta di una rete magnifica), 4-0 a Glasgow (ancora Del Piero, quindi Torricelli, Ravanelli e un gran gol di Marocchi), venendo sconfitta 2-1 contro il Borussia Dortmund a Torino (magnifica rete di Del Piero) e pareggiando 0-0 contro la Steaua Bucarest.

Nei quarti la Juve affronta il Real Madrid, che vince 1-0 al Bernabeu ma perde al Delle Alpi per 2-0: per i bianconeri colpisce ancora Del Piero e regala la qualificazione Moreno Torricelli.

Dopo 10 anni la Juventus va in semifinale di Coppa Campioni / Champions League, stavolta contro il Nantes: al 2-0 di Torino (reti di Vialli e Jugovic) i francesi rispondono con un 3-2, che, tuttavia, non serve a fermare la corsa dei torinesi, diretti in finale di Champions League. In Francia, infatti, bastano i gol di Vialli e Paulo Sousa per regalare la finale in programma a Roma il 22 maggio 1996.

L’avversario di turno è l’Ajax di Van Gaal; la Juve gioca con la maglia blu a stelle gialle, l’Ajax con la classica casacca biancorossa.  Van Gaal lancia in campo Van Der Sar, Silooy, Blind (il capitano), i gemelli De Boer, Bogarde, Finidi, Davids, Kanu, Litmanen e Kiki Musampa;  Lippi sceglie Peruzzi, Ferrara, Pessotto, Torricelli, Vierchowod in difesa, a centrocampo Conte, Deschamps e Paulo Sousa e in avanti Ravanelli e Vialli, supportati dall’estro di Alex Del Piero.

Alla rete di Fabrizio Ravanelli, risponde Jari Litmanen. I 120 minuti di gioco regalano emozioni, bel gioco e una folta girandola di sostituzioni (per l’Ajax Kluivert per Musampa, Scholten per F. De Boer e Wooter per R. De Boer, per la Juve Jugovic per Conte, Di Livio per Paulo Sousa e Padovano per Ravanelli), ma finiscono 1-1: rigori! Dal dischetto alla Juventus bastano 4 tiri: le reti di Ferrara, Padovano, Jugovic e Pessotto compensano gli errori di Davids e Silooy (per l’Ajax reti di Scholten e Litmanen).

La Juventus vince la Champions League 1995/’96.

Madrid, 22 maggio 2010. Il miracolo di Mourinho.

Mourinho, si sa, è uno che di calcio ne capisce. Il suo palmares parla per lui. Ma la sfida (vinta) per far conquistare all’Inter la Champions League ha del miracoloso.

In uno stentato girone eliminatorio (Gruppo F) i milanesi pareggiano 0-0 col Barcellona, 1-1 col Rubin Kazan (con i nerazzurri in svantaggio pareggia Stankovic), 2-2 con la Dinamo Kiev (in svantaggio per due reti, recuperano Stankovic e Samuel), vincono a Kiev 2-1 (evitando l’eliminazione gli ultimi due minuti, allorché Milito e Sneijder siglano le reti vittoria), perdono 2-0 a Barcellona e vincono 2-0 contro il Rubin Kazan (reti di Eto’o e Balotelli).

L’orgoglio e il furore dell’ Inter vengono fuori dagli ottavi di finale: contro il Chelsea, i “biscioni” vincono sia a Milano che a Londra, dapprima 2-1 (reti di Milito e Cambiasso) e poi 1-0 (Eto’o in gol).

Superato anche lo scoglio “Quarti di finale” con l’avversario CSKA Mosca (eliminato grazie ad un doppio 1-0, con reti di Milito a Milano e Sneijder a Mosca), c’è da affrontare la prima potenza calcistica al mondo: il Barcellona!

Il 3-1 di San Siro contro i blaugrana sono il segnale che l’Inter è la favorita per la competizione: Sneijder, Maicon e Milito si sbarazzano dei blaugrana, non senza le inevitabili polemiche arbitrali.
Al Camp Nou, invece, Mourinho schiera una squadra difensivista ed “ultra-catenacciara”, riuscendo a conquistare il passaggio alla finale, grazie anche ad alcune sviste arbitrali clamorose, seppur perdendo 1-0.

A Madrid il Bayern Monaco viene demolito. Ancora Van Gaal l’allenatore dell’avversaria dell’italiana; l’olandese schiera Butt tra i pali, Badstuber, Demichelis, Van Buyten, Lahm, Altintop, Robben, Olic, Muller e Schweinsteiger (nella ripresa entrano Klose e Gomez per Olic e Altintop, ndr). Lo “Special One” Mourinho butta nella mischia Julio Cesar in porta, Lucio, Samuel, Chivu e Maicon in difesa, Zanetti, Cambiasso e Sneijder a centrocampo, Eto’o, Milito e Pandev punte (dentro nella ripresa Stankovic, Muntari e Materazzi per Chivu, Pandev e Milito).

L’Inter vince grazie a una doppietta di Diego Milito ed è Campione d’Europa per la stagione 2009/2010.

Niente Palloni d’Oro

Sia la vittoria juventina che quella interista non regalano un Pallone d’Oro di France Football alla squadra.

Nel 1996, anno del trionfo bianconero, il fautore dell’estremo talento calcistico bianconero Alessandro Del Piero, 21 anni, arriva quarto, scavalcato da Summer, Ronaldo e Shearer, a causa di un Europeo non esaltante. Solo sedicesimo Fabrizio Ravanelli, mentre diciottesimo troviamo Didier Deschamps, regista della squadra.

Nel 2010, invece, il trionfo Inter non diede soddisfazioni ai singoli: il “Principe” Milito, protagonista della vittoria finale, non è nemmeno in classifica (proprio come Gianluca Vialli 15 anni prima). Il primo interista è solo Wesley Sneijder (preceduto da Messi, Iniesta e Xavi), solo quarto. Al posto 12 troviamo Eto’o, al 17 Maicon e al diciannovesimo posto Julio Cesar.

Juve

La squadra juventina festeggia la spettacolare vittoria in Champions League. 22 maggio 1996

Inter

22 maggio 2010. L'Inter festeggia la terza Champions