A quattro anni dalla morte di Beniamino Andreatta

Sono passati 4 anni dalla morte di Beniamino Andreatta: era il 26 marzo 2007 e se ne andava un politico criticato e amato, certamente sempre competente nei suoi campi.

Nato nel 1928, laureatosi in giurisprudenza e specializzatosi in economia, lavorò in India e in Inghilterra, per poi divenire professore ordinario.

Dopo aver fondato l’Università calabrese di Rende, Andreatta fu votato dal 1976 al 1992 parlamentare della Democrazia Cristiana, e fu nominato ministro del Bilancio nel Cossiga I (stiamo nel 1979).

Dal 1980 al 1982 fu ministro del Tesoro nei governi Forlani e nei governi di Spadolini. Nel 1982 fu particolarmente noto alla cronaca politica per “la lite delle comari” con Rino Formica, allorché il Governo Spadolini II cadde in quanto Andreatta definì il PSI (partito di Formica) una forma di nazionalsocialismo.

Andreatta, da ministro del Tesoro, sciolse il Banco Ambrosiano e sancì la separazione di Banca d’Italia dal Ministero del Tesoro. Inoltre, si trovò suo malgrado coinvolto nello scandalo della P2.

Fu ministro del Bilancio nel Governo Amato I (1992) e ministro degli Esteri nel governo Ciampi.

Dal 1994 al 1996 fu il promotore della nascita dell’Ulivo, la coalizione di centrosinistra che aveva a capo Romano Prodi, suo allievo.

Fu ministro della difesa dal 1996 al 1998, proprio durante il conflitto in  Kosovo.

Durante una seduta parlamentare il 15 dicembre 1999, ebbe un grave malore e finì in coma a causa di un infarto e un’ischemia celebrale, rimanendo in coma per 7 anni e morendo proprio il 26 marzo 2007.

Beniamino Andreatta

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De Pretis, l’unico grande capo della Sinistra Storica

Nell’anniversario del giuramento del primo governo De Pretis (25 marzo 1876), omaggiamo la figura di questo grandissimo statista.

Agostino DePretis nacque nel 1813 a Bressana Bottarone (allora Mezzana Corti), un paesino vicino Pavia; si avvicinò presto alla Giovine Italia di Mazzini, partecipando ai moti mazziniani di Milano (passava armi agli insorti) e fu eletto deputato a 35 anni.

Fino ad allora svolse una semplice attività di giornalista, aderendo al gruppo della Sinistra Storica.

A 46 anni fu nominato Governatore di Brescia. L’anno fu l’intermediario fra Cavour e Garibaldi nel Regno delle Due Sicilie, mentre nel 1862 cominciò la sua attività di governo come Ministro dei Lavori Pubblici con Urbano Rattazzi presidente.

Durante la guerra con l’Austria, il Presidente del Consiglio Bettino Ricasoli lo nomina ministro della Marina (siamo nel 1866 e Depretis aveva 53 anni), una decisione che, tuttavia, si rivelò ben presto infelice, vista l’inesperienza in campo militare.

Nel 1876 avvenne la svolta: Depretis fu incaricato dal Re di formare il primo governo di sinistra della storia.

Era il 25 marzo 1876 e oggi ricorrono i 135 anni da quell’evento.

Depretis si rese promotore di varie leggi rivoluzionarie, tra cui la Legge Coppino del 1877 che rese obbligatoria la scuola elementare.

A lungo in lotta con Cairoli per la presidenza del Consiglio, fu capo dell’esecutivo per 9 anni, in tre intervalli diversi di tempo, compiendo nove rimpasti e coprendo le cariche anche di Ministro degli Esteri, delle Finanze e degli Interni.

Morì nel luglio del 1887, a 74 anni, da capo del governo, a Stradella, vicino la sua città natale e posto della sua ultima residenza.

Agostino De Pretis

Oggi ricorre l’anniversario della “Follia umana”

Correva l’anno 1933.

23 marzo.

In Germania, dopo l’incendio del Palazzo del Reichstag (il Parlamento), per cui Hitler accusò i comunisti e li fece arrestare, il Partito Nazionalsocialista si presentò nell’aula parlamentare con una proposta chiamata DECRETO DEI PIENI POTERI.

Il Decreto consisteva in un semplice permesso: assicurava, di fatto, all’esecutivo di Adolf Hitler di legiferare senza bisogno dell’approvazione del Reichstag (Parlamento).

La legge non poteva passare a livello numerico (a livello giuridico invece sì, in quanto tale escamotagè fu previsto dalla Costituzione di Weimar del 1919): Hitler non aveva i numeri.

Ecco qua il colpo di genio: dell’incendio del Reichstag furono incolpati i comunisti, ed Hitler li fece arrestare immediatamente.

Ad alcuni deputati socialdemocratici, invece, fu impedito fisicamente di partecipare.

Alcuni deputati del Centro Cattolico, invece, furono minacciati di morte durante la seduta dalle Forze Paramilitari del Partito Nazista (le SA), fatte schierare da Hitler in aula e fuori dal Parlamento.

Solo un partito ebbe il coraggio di votare contro: erano i socialdemocratici, fatti sciogliere con decreto del Cancelliere Hitler due giorni dopo…

Da quel giorno il mondo cambiò.

Hitler prese comando del potere esecutivo e di quello legislativo, ed ebbe campo libero per dimostrare al mondo quanto era folle.

Adolf Hitler, cancelliere tedesco dal 1933 e Fuhrer dal 1934 al 1945