LE INGIUSTIZIE CORRONO SUL WEB

Oltre alle ingiustizie nella vita quotidiana, nell’era informatica, esistono ingiustizie sul web. Quello che sto per narrare è successo allo scrivente e, cercando in rete, ad altre decine e decine di persone.
Circa un anno fa, dietro suggerimento di alcuni amici, mi viene l’idea di iscrivermi su Facebook. Grazie a questo social network riesco a rintracciare diversi amici di infanzia che non sentivo da anni e di cui ormai avevo perso ogni contatto. La mia bacheca rispecchia totalmente la mia forte personalità, il mio orientamento politico, le mie idee. Comincio a creare gruppi di discussione sulle problematiche attuali (a titolo esemplificativo e non eaustivo: lavoratori di Termini Imerese, raccolta differenziata) e vengo contattato da diverse persone che diventano miei amici. Forse per questo mio modo di fare vengo contattato anche dai “Distillatori di libertà” e, con grande onore, divento corrispondente dalla Sicilia. Ho un grande difetto che molti vedono come un pregio: dico sempre ciò che penso, senza offendere nessuno. Adoro il confronto forte, costruttivo. Sono per l’accettazione attiva della realtà, non passiva. Sono un seguace di  Nietzsche. Sempre pronto a criticare l’operato di chi ci rappresenta, i politici per intenderci. Adoro la giustizia, odio e condanno le ingiustizie.
Dopo esservi fatta una idea di me, arrivo al dunque dell’ingiustizia. Oggi, con grande meraviglia, scopro che è stato disattivato il mio profilo su Facebook. Mando subito una mail di protesta, email che loro stessi forniscono. Reputo che la sconfinata gravità dell’accaduto sta nell’impossibilità di sapere il motivo di tale decisione unilaterale e senza preavviso. Dalla mia ottica, e mi assumo totalmente la responsabilità di ciò che sto per scrivere, questa si chiama censura. Per me educazione basilare impone un minimo preavviso di disattivazione. Oltre ad aver perso totalmente alcuni contatti, ho fatto io la figura del maleducato e folle scomparendo all’improvviso. Infine, se per la loro ottica ho sbagliato, peccando in qualcosa, come faccio a non ripetere l’errore se decidessi di ri-iscrivermi visto che non so nemmeno in cosa ho sbagliato?
Ognuno giudichi da se.                                                                                                                              Ernesto Corallo

                                                                            Corrispondente “Distillatori” dalla Sicilia

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